Quando qualcosa di raro mette la testa fuori dalle macerie bisogna accoglierlo, dargli una casa. Qualcuno ci prova e a volte ci riesce, come nel caso di Carrozzerie n.o.t., che ha avuto la lungimiranza di scommettere sulla produzione del collettivo Schlab. Al centro c’è Dante Antonelli, regista emergente diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e impegnato negli ultimi anni in un rigoroso percorso di ricerca sul drammaturgo Werner Schwab. Attorno a lui una schiera di artisti altrettanto giovane e preparata. «Tutto ha avuto luogo grazie all’incontro», ammette il regista, e gli altri dal canto loro affermano che assieme hanno avuto la possibilità di creare, di partecipare in quanto autori, che siano musicisti o attori.

Andrea Pocosgnich, Teatro e Critica, febbraio 2017

Perché coraggioso e folle? Perché Antonelli in barba a ogni logica produttivo-teatrale non solo si è andato a scegliere uno degli autori più scabrosi e indigesti degli ultimi trent’anni, ma non ha neppure cavalcato l’onda del Premio Roma Fringe Festival 2015, che pur vinse con Fäk Fek Fik (2015), e tanto meno ha speso tutte le sue energie per accattivarsi operatori, direttori, critici e infilarsi in quanti più festival possibili sfruttando  l’UnderTrentacinqueità del suo collettivo; no, niente, voleva chiudere la trilogia a tutti i costi e alla fine così è stato.

- Giulio Sonno, Paper Street, gennaio 2017

Sul palco totalmente spoglio, la scena è sottratta al buio solo dal disegno luci di Francesco Tasselli. L’ambiente sonoro è invece evocato e inciso da Samuele Cestola (in arte Samovar), che suona live chitarra e distorsioni.
Si entra e si esce dall’esistere e dall’anonimato dalla porta di fondo, quella di servizio, in questo cabaret mülleriano dal retrogusto Hamletmachine. Tutto prende forma dai fumi che salgono dai miasmi putridi delle paure e dei tedi umani, per manifestare sfrontata la sicurezza di chi prende di petto la vita, ma che ne è (in)consapevolmente vittima: urlata una richiesta d’aiuto, l’accusa di mancato soccorso è così pronta ad essere consegnata al mondo, in cui tutto si osserva dalla finestra del ‘guardonaggio’ passivo.

- Giacomo D'Alelio, Krapp's Last Post, aprile 2017

La direzione registica di Dante Antonelli si intreccia ineffabilmente a questo lavoro di ricerca e riscrittura, esaltandone con efficacia gli snodi essenziali e trovando la sua cifra distintiva in una riuscitissima commistione di linguaggi: plasma con vigore l’interazione tra i due personaggi in scena, ne sottolinea le emozioni con l’avvolgente habitat sonoro concepito da Samuele Cestola, costruisce una suggestiva cornice grazie all’ambiente scenico di Francesco Tasselli e ai costumi di Claudia Palomba. Il risultato è un lavoro complesso, stratificato, denso di significato e intuizioni originali, perfetta sintesi dell’ambizioso percorso intrapreso ormai due anni fa che ora trova finalmente compimento.

- Andrea Cova, Saltinaria, gennaio 2017